La riforma del lavoro in Spagna, come processo

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Sono passati due anni dall’entrata in carica dell’attuale Governo di Spagna, che per la prima volta nella storia democratica dopo la dittatura franchista si è configurato come un Governo di coalizione tra il Partito Socialista (PSOE) e Unidas Podemos, formazione politica plurale della sinistra spagnola. Ricordiamo che in questi anni il PSOE ha potuto governare in varie occasioni da solo o con il sostegno parlamentare, usualmente, di formazioni nazionaliste di destra-liberali catalane o basche.

È molto importante notare che l’attività di regolamentazione e promozione legislativa da parte del Ministero del lavoro, che nella distribuzione dei ruoli è stato assegnato alla componente di sinistra del governo, con Yolanda Díaz come Ministra del Trabajo y Economía Social, è stata straordinariamente copiosa e, per il momento, è culminata con l’approvazione del Decreto-legge sulle misure urgente per la riforma del lavoro, per garantire la stabilità nell’occupazione e la trasformazione del mercato del lavoro.

Dobbiamo dire che la riforma, al di là di questa intitolazione, non si può comprendere e neanche spiegare se non come “un processo di riforme ed un programma politico”; non basta quindi guardare solo ad una legge “puntuale”, che ovviamente è il principale prodotto giuridico che per il momento ne è derivato.

Questo ragionamento vale quando evochiamo il complesso quadro normativo, che è in fase di modifica e superamento: quello che appartiene all’epoca della crisi di una decina di anni fa. E non solo possiamo fare riferimento alla necessità di deroga di una legge specifica come quella del 2012 (Ley 3/2012, de 6 de julio de medidas urgentes para la reforma del mercado laboral) ma anche di una serie di misure e riforme che si sono sviluppate in Spagna soprattutto tra gli anni 2010 e 2012, seguendo la stessa logica di matrice neoliberista.

Nuova tappa delle relazioni industriali

È per questo motivo che siamo in grado di affermare che, in questo momento, assistiamo a una nuova tappa delle relazioni industriali spagnole e dobbiamo considerare l’elenco delle regole adottate dall’inizio del 2020 tenendo conto delle maggiori difficoltà derivanti dalla situazione dovuta alla pandemia e, al di là di quelle misure, di quelle pensate per superare il tempo dell’emergenza. Tra altre:

  • La deroga del contratto di lavoro “di sostegno degli imprenditori”, che era caratterizzato da un periodo di prova di un anno (derogata nel periodo di governo precedente, di minoranza del PSOE e con il sostegno esterno di Unidas Podemos).
  • L’obbligo di un registro retributivo in tutte le aziende, che permetta verificare il rispetto del principio di uguaglianza retributiva tra uomini e donne. (RD 902/2020).
  • La deroga dell’articolo 52 dello Statuto dei Lavoratori, che permetteva al datore di lavoro di licenziare per assenza del lavoratore, anche se giustificata ma intermittente per causa di malattia. Una deroga adottata pochi giorni prima della situazione di emergenza sorta a causa del COVID-19.
  • L’Accordo per la determinazione dello Stipendio Minimo Interprofessionale (RD 231/2020, del 4 di febbraio) che completa due anni di incrementi storici del 27,8%.
  • L’Entrata in vigore dell’accordo sul lavoro a distanza (Real Decreto-Ley 28/2020, de 22 de septiembre).
  • Il Decreto legge per regolamentare il lavoro dei riders (Real Decreto-Ley 9/2021), diretto a garantire i diritti sul lavoro delle persone che si occupano di consegne a domicilio attraverso l’utilizzo delle piattaforme digitale.
  • L’approvazione della legge sulle misure urgenti per la riduzione del ricorso a forme di lavoro temporaneo nell’impiego pubblico (Ley 20/2021, de 28 de diciembre).

 

Tutto questo processo di cambiamento ha avuto nel dialogo sociale tra le parti un alleato fondamentale, in un contesto di instabilità politica dovuto alla grande atomizzazione parlamentare, senza la presenza di maggioranze chiare.  Così, la cosiddetta “riforma del lavoro” ha dovuto essere sottoposta alla “convalida” del Parlamento di Spagna in una insolita situazione in cui i voti non sono stati sicuri e garantiti fino alla fine, dopo un accordo neocorporativo tra le parti sociale e il governo.

Infine, e dopo una situazione grottesca con due deputati di un partito regionalista di Navarra che dovevano votare a favore ed invece hanno votato contro, e un deputato del Partito Popolare che ha votato a favore per sbaglio, il Parlamento ha convalidato Il Real Decreto-ley 32/2021, de 28 de diciembre, come la legge del lavoro sicuramente più importante della legislatura, ma non quale unico strumento – come abbiamo indicato – di questo cambio di paradigma nelle nostre relazioni industriali.

Si sono stabiliti, tra l’altro, alcuni cambiamenti in certe forme di assunzione dei lavoratori per cercare di ridurre la straordinaria precarietà e l’incidenza del lavoro temporaneo in Spagna, riforme sulla contrattazione collettiva che dal 2011 è diventata squilibrata in favore della parte datoriale, e si sono previste formule alternative al licenziamento collettivo, approfittando dell’esperienza acquisita con le misure urgenti adottate nella pandemia attuale.

Per approfondire lo studio di questa recente riforma spagnola, e mentre continua a svilupparsi una già vasta produzione scientifica da parte della dottrina giuslavoristica, ci permettiamo di offrire questo webinar sulla riforma del lavoro da parte della Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL), con l’intervento, tra l’altro, del prof. Antonio Baylos.

www.facebook.com/watch/?v=2766083217029891

 

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